Democrazia partecipativa e democrazia deliberativa | parte prima: l’inclusione

Il Libro Bianco sul Sistema di Governo Europeo (2001) riconosce l’importanza di organizzazioni non governative e delle associazioni che, grazie a consultazioni aperte, rendono i cittadini partecipi nella vita politica di un paese. Tale convenzione ha riscontrato il bisogno di un maggior coinvolgimento della società civile.

Segue la stessa linea il Consiglio d’Europa che sostiene la necessità di adattare i sistemi decisionali alle mutevoli esigenze popolari, in particolare riferimento a quelle fasce che non sono sufficientemente ascoltate o addirittura assenti nel dibattito politico. Per questa “opinione sommersa” è richiesto lo sforzo verso la realizzazione e la promozione di parlamenti giovanili, forum di quartiere, comunità e strutture di co-decisione, o di altri sistemi di tipo virtuale come siti web interattivi, focus groups e giurie cittadine che senza dubbio avvicinerebbero molti più individui alla sfera decisionale.

Insieme a questo potenziale sviluppo nella direzione del rinnovamento della “quotidianità democratica” sono già presenti processi di tipo deliberativo che accompagnano le decisioni politiche all’interno delle democrazie moderne.

A tal proposito si vuole citare la commissione istituita dal Parlamento tedesco nel 2002 per lo studio del fenomeno “impegno civile”. La ricerca ha portato a risultati significativi: l’esito dello studio riporta che le attività civiche, cioè quelle che consistono nell’assumersi ognuno la responsabilità del Bene Pubblico, contribuiscono in maniera importante a rendere la società più coesa e di conseguenza più cooperante. La commissione incoraggia questo tipo di incarichi che il cittadino si assume volontariamente, nella fiorente prospettiva che questi comportamenti siano sempre più diffusi. E’ importante sottolineare come il perfezionamento di tali pratiche sia utile a una migliore gestione dei conflitti e delle questioni amministrative che, nella più utilitaristica delle visioni, con la collaborazione di più interessati possono dare maggior beneficio a un maggior numero di individui. Per il raggiungimento di un alto livello di partecipazione – e di gradimento – la commissione ha raccomandato l’organizzazione di comitati e gruppi sociali competenti che possano offrire le opportunità di partecipazione e che soprattutto si rendano efficaci proprio per la loro comunicazione con gli organi decisionali.

Anche in Francia, in Spagna e in Italia altri studi hanno messo in evidenza la realizzazione di una democrazia più attiva attraverso una consultazione più ampia anche a livello locale grazie alla creazione di organi e/o giunte di quartiere. In termini numerici però queste esperienze sono ancora poche e le decisioni sono ancora sostanzialmente prese da una consolidata “combinazione di politici e burocrati” (Joan Font) ma ciò non toglie come queste esperienze innovative siano un ideale completamento della moderna democrazia e dei suoi processi decisionali.

Perchè avvicinare sempre più i cittadini al processo di decision-making? Una prima preoccupazione risiede nella spaccatura tra i decisori politici (i “professionisti”) e la maggioranza della popolazione; un’altra fondamentale problematica è l’efficiacia del voto come strumento di influenza politica oltre che di mera scelta del proprio rappresentante, che come tale è rappresentante di interessi e portatore di delega – termine da prendere con le pinze – da parte dei suoi elettori.

Lo spostamento della formazione del consenso dal centro parlamentare all’amministrazione è il motivo per cui si cerca di coinvolgere maggiormente gli stakeholders – i gruppi di interesse – all’approvazione di progetti, dalla loro nascita fino alla realizzazione. Il bisogno di questo consenso intorno all’amministrazione è fondamentale e cruciale soprattutto alla luce della crisi cognitiva dell’amministrazione stessa, arrivata al punto di non essere più riconoscibile in persone di riferimento. Senza dimenticare il fatto che i membri del parlamento tendono a rappresentare interessi sempre più generali e meno particolari, fenomeno che allontana certamente i cittadini dal decisore parlamentare.

I gruppi di interesse privato, i quali si rivelano più efficienti dei partiti politici –  per eccellenza i portatori dei diversi interessi che i cittadini vogliono rappresentati al parlamento – potrebbero mettere in discussione l’utilità del governo rappresentativo.

Ma la tesi vincente nel quadro utilitaristico finora descritto è che le nuove esperienze partecipative accompagnino e completino i processi decisionali nazionali, e in particolare quelli locali. Indicativa è l’insufficienza del solo corpo politico per la conduzione di un sistema democratico efficiente e largamente sostenuto. E’ anche ovvio come il metodo rappresentativo sia più largamente utilizzato rispetto al metodo partecipativo per il semplice fatto che la stessa democrazia diretta è nella pratica impossibile, se non in piccolissime comunità.

La difficoltà è teoricamente superata dal fatto che – e non c’è dubbio a riguardo – i rappresentanti parlamentari sono scelti come rappresentanti de facto, ossia che rappresentano coloro che sono toccati da una particolare questione e non partecipano a questione diversa se non a quella di preciso interesse, e come rappresentanti de jure, ovvero che sono scelti esplicitamente da un gruppo o una comunità. Ciò non esclude nuovi metodi di partecipazione e di decisione, considerati da alcuni poco utili, come le giurie di cittadini scelti a caso per sorteggio, che però non rappresenterebbero realmente “l’interesse comune”, trattandosi solo di un ridotto campione.

Le esperienze innovative di cui si auspica la diffusione e l’aumento in numero, sono definite sia partecipative sia deliberative poiché rappresentano il tentativo di abbracciare due importanti istanze, utili al miglioramento della decisione democratica: l’allargamento dell’interesse e del coinvolgimento nelle decisioni politico-amministrative, e la considerazione della profondità nelle scelte che i cittadini compiono, pertanto la qualità di questa partecipazione.

Daniele Monteleone


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