I mesi di fuoco del governo Renzi

“Confermiamo che il voto ha forte valenza territoriale ma c’è un elemento nazionale nel ballottaggio, la vittoria dei 5 stelle è stata netta ed indiscutibile”. Così si è espresso il premier Matteo Renzi, il giorno dopo l’esito dei ballottaggi delle elezioni amministrative. “Non credo che sia stato un voto di protesta ma di cambiamento”, ha continuato il presidente del Consiglio, “Ha vinto chi ha saputo interpretare meglio il cambiamento, anche dove ha vinto il 5 stelle”. Il leader del Partito Democratico non ha potuto far altro che ammettere la sconfitta, consapevole che da adesso in poi le sfide che lo attenderanno saranno ancora più difficili. Lontane nel tempo sembrano le parole che lo stesso Matteo Renzi rilasciava ai microfoni il 17 aprile, dopo il “vittorioso” referendum sulle trivelle. Lo stesso dicasi per quelle dette dopo il primo turno delle amministrative. Il ridondante “è un voto sui sindaci e non sul governo” ha dovuto necessariamente lasciar spazio ad una valutazione critica, a cui il premier, giustamente, ritiene di non esimersi. Passi la sconfitta, ben più che preventivata, di Roma e Napoli, dove comunque il partito non può non recriminare sulla propria discutibile condotta. Nella capitale, era pressappoco impensabile scrollarsi l’eredità degli scandali passati, e infatti la scarsa convinzione si è palesata nella tardiva, e poco supportata, campagna elettorale di Roberto Giachetti.

Ma, Torino no. Nonostante i timori della vigilia per il consenso raccolto da Chiara Appendino al primo turno, la città della Mole appariva al sicuro. Forte del fatto che l’amministrazione uscente di Fassino fosse stata tutt’altro che negativa, a detta degli esperti. E forse proprio per questo, il risultato del ballottaggio appare assumere una piega ancora più preoccupante per il Pd e per Renzi. “Il voto riflette una situazione di crisi sociale che in questi anni si è sentita in Europa, in Italia, ovviamente nelle grandi città. Una crisi che ha indotto anche una maggior disaffezione al voto”. Queste erano state le dichiarazioni del candidato sindaco di Torino subito dopo il primo turno. E quelle parole a distanza di giorni assumono un peso diverso, quasi premonitore. Da qui forse la consapevolezza che il voto amministrativo rappresenti, in realtà, ben più del semplice voto per i sindaci. Non nella forma, piuttosto nella sostanza. Il disagio sociale, di cui parlava Fassino, è lo stesso che vive, con dimensioni se possibile peggiori, il resto d’Italia. Naturale che questo pesi sulle spalle del governo, e la storia ci insegna che non è la prima volta. E non fa eccezione Renzi e il suo contestato esecutivo, che sulle riforme e sul tentativo di donare una nuova immagine al Bel Paese ha posto la totalità della propria credibilità politica. E, al netto delle riforme strutturali, e di quelle ancora in cantiere, i risultati stentano ad arrivare, e la debole ripresa economica è lì a dimostrarlo.

Un segnale, quindi, per Matteo Renzi che adesso dovrà giocoforza prender atto del risultato amministrativo, e in particolar dar conto alla minoranza del proprio partito, da tempo in contrasto con l’azione del segretario premier. Necessario quindi per il leader del Pd spostare le attenzioni sulle prossime sfide. Alcune a dir il vero non dipendenti dal proprio operato. Lo spettro della Brexit rischia di destabilizzare nuovamente il panorama europeo, con ripercussioni che inevitabilmente possono ricadere su Roma, seppur con effetti limitati rispetto ad altri paesi. Ma non solo, ovviamente. Il pensiero corre alle tante riforme, che la stessa Ue ci ha raccomandato di fare nel maggio scorso, a contorno di una valutazione seppur positiva dei conti italiani del 2016. Fisco, banche, privatizzazioni, ma anche giustizia civile e commerciale. Tutti punti su cui, in qualche modo il governo Renzi dovrà metter mano quanto prima, in attesa della prossima verifica di novembre. A cui l’Italia arriverà conoscendo l’esito del referendum confermativo sulla riforma costituzionale. Il presidente del Consiglio spera ovviamente di trarne adeguato slancio. Un appuntamento che già da ben prima della tornata amministrative, sembra esser nella testa del premier, ricevendo non poche critiche a riguardo più o meno trasversalmente. Adesso a maggior ragione, che le elezioni appena concluse, mostrano un consenso per Renzi in sofferenza.

Mario Montalbano


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