Auguri Repubblica Italiana: 70 anni e non sentirli

2 giugno 1946. Settant’anni dopo la Repubblica italiana si racconta e di cose da raccontare ne ha parecchie! Nata dal fallimento monarchico, forse da un Vittorio Emanuele che, crollato il regime fascista, fuggì dalla Roma occupata dai tedeschi per salvare la pelle in quel di Brindisi, lasciava il Paese in un momento di sconforto e di buio totale, denominato impropriamente “il periodo della luogotenenza”.

La Repubblica nacque dalla volontà di milioni di italiani, ma soprattutto di italiane, chiamati per la prima volta, senza coercizione risorgimentale o dittatoriale, a scegliere tra la forma istituzionale tradizionale monarchica o la democrazia repubblicana, sponsorizzata dagli Alleati e da una nascente ideologia europeistica: vinse quest’ultima ed il Paese intraprese la strada che ancora oggi noi percorriamo.

La Repubblica, nel corso di questi settanta calendari ha visto uomini politici di spessore, tra tutti De Gasperi, Togliatti ed Einaudi, che hanno contribuito alla creazione della Costituzione più invidiata del mondo, rigida ma allo stesso tempo flessibile, poiché tendente a tutte le categorie sociali presenti nel paese, capace di unire al suo interno molteplici volontà, quella cattolica democristiana, quella social-comunista e quella liberale. A settant’anni, oggi, ci si chiede se sia giusto riformarla o no: al lettore la conclusione.

La Repubblica ha visto nascere, nel corso di questi anni, i più grandi e discussi, partiti:       dalla Democrazia Cristiana al Partito Comunista Italiano, passando per il Partito Socialista Italiano. Questi partiti hanno guidato, bipolarmente o “tripolarmente” la macchina governativa italiana sino ai primi anni novanta, quando, con la caduta del Muro di Berlino, la dissoluzione dell’ Unione Sovietica e per ultimo lo scandalo “Tangentopoli”, sono entrati in crisi; oggi li ritroviamo, rimescolati all’interno del Partito Democratico, di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle.

La Repubblica ha vissuto numerosi momenti di tensione e buio: dal ’68, in cui le giovani generazioni si ribellavano per la prima volta, anche con la violenza, al conservatorismo postbellico, al terrore del brigatismo, che con i suoi sequestri e i suoi commando para militarizzati, causarono terrore in tutta Italia (il caso Moro è il più eclatante). Non minore fu la guerra di Mafia, per la quale ancora oggi è in discussione la complicità della politica di allora nei brutali attentati che colpirono il Generale Dalla Chiesa, i giudici Falcone e Borsellino e i tanti Poliziotti e Carabinieri che hanno perso la vita in nome della legalità: attendiamo ancora oggi la verità!

Non sappiamo oggi se ci troviamo nella “terza” o nella “seconda” Repubblica: i tentativi di riforma costituzionale che si concluderanno col referendum di ottobre prossimo ce lo sapranno indicare con maggiore precisione. Quello che possiamo dire alla nostra cara Repubblica, in attesa di un nuovo e tenace risveglio, lo troviamo in un passo di un brano di Ligabue: “buonanotte all’Italia, che si fa o si muore, o si passa la notte a volersela fare”.

Auguri, mia Repubblica, per fortuna o purtroppo sono un tuo fiero cittadino!

Giuseppe Sollami


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