Il grano siciliano: eccellenza o solamente nicchia?

Definire il grano duro siciliano come un’unica varietà significa generalizzare in maniera grossolana la realtà: esistono, per ogni provincia della Sicilia, decine e decine di varietà di grani che rendono questo nostro prodotto il migliore.

Per secoli, la nostra terra è stata definita “il granaio della Repubblica, la nutrice al cui seno il popolo romano si è nutrito” (Catone) ed ancora oggi, la maggior parte del grano italiano proviene dalla Sicilia, che insieme alla Puglia, garantiscono l’export italiano.
Il problema principale del nostro grano è la monetizzazione: un grano con così tante proprietà naturali, ad oggi, è venduto ad una media di 22€ al quintale, creando non poche difficoltà ai coltivatori siciliani che, vivendo della semina e del raccolto di questo prodotto, molto spesso ci rimettono di tasca. Un prezzo del genere non rientra nei canoni del nostro grano e ciò può essere spiegato attraverso alcuni fattori internazionali.

In primo luogo, il duopolio delle multinazionali Monsanto/DuPont, che regolano il prezzo del grano mondiale. Queste multinazionali fanno sì che il prezzo sia il più basso possibile, per poter accaparrarsi le quantità maggiori di prodotto, a scapito del piccolo e medio commerciante, che si ritrova ad essere obbligato a praticare determinati prezzi, imposti dall’alto.

In secondo luogo, il nostro grano è utilizzato per “tagliare” le grosse partite che arrivano dall’Est Europa e dal Nord Africa presso i nostri porti meridionali (Catania, Pozzallo, Palermo): le caratteristiche di questi grani sono nettamente inferiori al nostro prodotto e quindi arrivano nei porti ad un prezzo minore. Ciò rende il nostro prodotto meno competitivo e di conseguenza, al momento della contrattazione, il nostro grano viene deprezzato a vantaggio del prodotto qualitativamente più scadente.
Oltretutto il grano che arriva e che poi viene inviato ai pastifici e ai mulini è un grano “pompato” di gliadina, una proteina che diviene, attraverso l’unione di altre proteine, glutine, che conferisce al preparato caratteristiche particolari come la viscosità, l’elasticità e la coesione: ciò rende il prodotto qualitativamente migliore, ma questa sostanza ha proprietà dannose per il nostro corpo, causando una malattia immunomediata chiamata “celiachia”.

Da operatore del settore (la mia azienda, un opificio dove si selezionano e si commercializzano prodotti cerealicoli e foraggieri, opera da ormai 20 anni nel territorio, commercializzando i prodotti locali) mi sono sempre chiesto come mai i commercianti siciliani non abbiano mai pensato ad un’organizzazione stabile, che possa regolare i prezzi di import/export e che possa in tal modo ridare dignità ad un prodotto così tanto importante per la nostra alimentazione e per il nostro territorio.

Giuseppe Sollami


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