Il Tuesday del West: Clinton e Trump sempre più vicini al traguardo della nomination

Mentre l’Europa intera si stringeva al dolore per la drammatica strage che ha colpito la capitale belga, in Usa ci si recava alle urne per la nomina dei delegati negli stati dell’Arizona, dello Utah e dell’Idaho, eccezion fatta per quest’ultimo in cui le primarie repubblicane si erano già tenute giorno 8 marzo, coronando la vincita del candidato Cruz.

Gli esiti elettorali del Tuesday del West sembrano confermare sempre più con maggiore enfasi l’opinione prevalente, cioè quella di due protagonisti assoluti ormai destinati alla conquista della nomination, Trump per i repubblicani e Clinton per i democratici. L’Arizona, con i suoi 85 delegati democratici e 58 repubblicani, rappresenta un vero e proprio trampolino di lancio per la corsa verso la nomination presidenziale. Nell’unico stato, in cui vige il sistema winner-take all per i repubblicani, si è sancito ancora una volta il trionfo di Trump che, con una percentuale del 47.8%, ha conquistato la totalità dei 58 delegati, lasciando quindi a mani vuote il principale sfidante Ted Cruz. Dal lato democratico, in cui vige invece in sistema proporzionale, si conferma la vittoria della Clinton, conquistando 44 delegati contro i 30 di Sanders che trionfa nei caucuses dello Utah e Idaho con percentuali dell’80% aggiungendo rispettivamente 26 e 17 delegati a quelli già guadagnati contro gli 11 della Clinton.

Sul fronte repubblicano, ad esclusione dello stato dell’Idaho in cui le primarie dell’8 marzo hanno confermato la vittoria di Ted Cruz, segnano un testa a testa tra questo e Donald Trump. Il primo, grazie all’appoggio di Mitt Romney, candidato repubblicano nel 2012 poi sconfitto da Obama, è riuscito a conquistare tutti i 40 delegati offerti dallo stato dello Utah, mentre il Toycoon Newyorkese ha sbaragliato nello stato dell’Arizona conquistando ben 58 delegati. Facendo un conteggio parziale dei delegati, si evince che Hillary Clinton è a quota 1690 delegati contro i 946 di Sanders, mentre Trump si attesta a 739 delegati contro i 465 di Cruz.

Malgrado la lontananza geografica, le stragi di Bruxelles hanno contribuito a ricalcare i toni di una campagna avviata già in precedenza e chiara nelle sue dinamiche.

È davvero sorprendente notare come gli attentati di Bruxelles di matrice islamica e le primarie in Arizona, da sempre considerato stato di frontiera data la sua vicinanza col Messico, abbiano creato i giusti inputs per Donald Trump che, ancora una volta, ha colto l’occasione per porre enfasi sui temi caldi della campagna elettorale. Premesso il suo atteggiamento di chiusura e di intransigenza verso i musulmani presenti in Usa, ha confermato l’importanza di un maggiore controllo ai confini americani e l’impegno attivo contro l’Isis, confermando l’intenzione, già precedentemente manifestata, di inviare 40.000 soldati qualora dovesse diventare presidente.

Hillary Clinton, molto più diplomatica per conformazione professionale, non ha tardato a criticare il suo rivale, sostenendo l’importanza di non cedere il passo alla paura e di adottare una reazione stabile e intelligente, scongiurando una totale chiusura delle frontiere da lei considerata irrazionale.

Filippo Vitale


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